‘Smarrimenti’ – Tutte le fotografie in un video

•22 dicembre 2010 • Lascia un commento

Ciao a tutti!

Ho ricevuto proprio ieri pomeriggio le fotografie che Marco Busnelli ha scattato per noi alla mostra sabato pomeriggio-sera. Siccome sarebbe stato troppo cercare di caricarle tutte, ho preferito farne un video con sottofondo musicale (il Rondò del Concerto per 2 pianoforti K365 di Mozart, grazioso e giocoso).

Eccolo qui:

‘Smarrimenti’ viene recensita da ‘La Provincia di Lecco Online’!

•21 dicembre 2010 • Lascia un commento

Quando Eros mi ha linkato questa cosa mi sembrava assurdo. Tutto, la mostra, l’allestimento, la diffusione delle locandine sono cose avvenute in così poco tempo che non mi aspettavo certo che La Provincia, noto giornale del lecchese, ci dedicasse un articolo nella sua versione online.

L’articolo è stato scritto da Davide Casati, che ringrazio caldamente per lo spazio che ci ha dedicati. Ecco anche a voi il link:

http://leccoprovincia.it/index.php/brianza/9183-si-conclude-con-una-buona-affluenza-la-mostra-qsmarrimentiq-a-calolzio

 

A. J. Enlightened

‘Smarrimenti’ – qualche conclusione e ringraziamenti

•21 dicembre 2010 • Lascia un commento

Domenica sera, alle ore 19 circa, con un ritardo di più di un’ora dettato dal fatto che affluiva ancora gente, la mostra organizzata anche da me, ‘Smarrimenti’, si è conclusa.

Bilancio tutto sommato positivo, direi. Soprattutto se si conta il fatto che proprio in questi giorni la neve è venuta a disturbare, e quindi si poteva facilmente dedurre che non ci sarebbe stato un buon numero di persone che se la sentissero di affrontare le non proprio buone condizioni metereologiche per venirci a trovare. Invece, con sorpresa, non è stato così. Amici, parenti, sconosciuti e anche qualche artista si sono susseguiti in particolare nelle due giornate di sabato e domenica, spesso lasciandoci qualche commento sul libro delle firme o stringendoci la mano complimentandosi o esprimendo pensieri ed opinioni, che sono sempre gradite.

La serata di sabato è stata coronata da una intensa ed interessante presentazione da parte di Enrico Proserpio, alla quale si sono susseguite letture di poesie mie e di Eros Iezzi. Con piacere ho notato interesse nei presenti, nonostante il velo di imbarazzo. Qualcuno si è detto felice di essere presente perché è come se si fosse smentito il fatto che i giovani sono ‘senza risorse loro’ e non si diano da fare.

L’allestimento è stato gradito direi all’unanimità. Forse il senso dello ‘smarrimento’, dell’instabilità intenzionale e dell’attenzione-ispirazione artistica siamo riusciti a farla trapelare disponendo quadri e poesie nelle due sale in totale libertà, senza tenere conto di parametri consueti e soprattutto del concetto di ‘ordine e misura’.

Una cosa che mi ha particolarmente colpito è stata l’insolita attenzione della gente non soltanto ai quadri e ai disegni, ma anche agli scritti, al materiale in consultazione. Qualcuno ha interloquito con noi, chiedendo informazioni, contatti o anche semplicemente curiosità. La partecipazione è bella, soprattutto se ‘attiva’ e non unicamente come presenza e sguardo. Quest’ultimo non si sa effettivamente quanto sia predisposto ed interessato in quel dato momento a quella determinata situazione. Invece, se questo stesso sguardo, una volta assorbito le immagini o le parole scritte, cerca l’autore o comunque cerca qualcosa di più, è sicuramente più bello e soddisfacente.

Non credo di avere altro da dire, se non ringraziare le persone che hanno contribuito, al di fuori di noi artisti: Enrico per la presentazione, Marco per le fotografie ed i video (che a breve pubblicherò qui o su Youtube), Claudia per la presenza costante e l’auito nella diffusione delle locandine.

Ed infine, un grazie sincero a chiunque sia passato a trovarci, sperando abbia voglia di tornare ad un eventuale futuro evento.

 

A. J. Enlightened

Le Cose Non Dette – Mio articolo su Compraebook.it

•7 dicembre 2010 • Lascia un commento

Tempo fa (ahimè la freneticità delle ultime settimane me lo ha proprio levato dalla mente) avevo inviato agli autori del sito http://www.compraebook.it (dove ho pubblicato il mio libro ‘Murmure’) un mio breve articolo riguardante appunto la mia Silloge. Esso è stato inserito nella bacheca del sito qualche tempo dopo, ma io l’ho scorto solamente stasera.

Vi lascio il link in modo che possiate leggerlo direttamente.

http://www.compraebook.it/articolo/leggi/53/Le-Cose-Non-Dette-.html

A. J. Enlightened

‘Smarrimenti’ – Mostra collettiva di pittura e poesia

•6 dicembre 2010 • Lascia un commento

Si avvicina l’apertura – annunciata per il 16 c.m. alle ore 17.00 – della mostra denominata ‘Smarrimenti’, organizzata da 4 ragazzi: Andrew (io), Marco, Eros e Pietro. Essi ci proporranno alcune loro opere pittoriche e poetiche, miscelate e disposte nello spazio di due sale espositive a Calolziocorte, in Piazza Vittorio Veneto (qui il link per l’indirizzo da googlemap per chi volesse raggiungerci in treno:  http://maps.google.it/maps?hl=it&rlz=1B3GGGL_itIT342IT346&q=calolziocorte+piazza+vittorio+emanuele&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wl).

Ecco la locandina, con l’indicazione degli orari di apertura della mostra e delle iniziative:

‘Lo smarrimento è una bestemmia sul tempo, dimenticata nel sogno, e scolpita da pennelli e matite.’

Chiunque è interessato può partecipare. Non è richiesta alcuna quota d’entrata, non è volta alla vendita, è solo un’iniziativa di promozione e condivisione delle opere artistiche.

Un ringraziamento alla Pro Loco di Calolziocorte per aver concesso il patrocinio, e al Comune di Calolziocorte per averci concesse le Salette Espositive.

Vi aspettiamo!

A. J. Enlightened

Libera recensione di ‘Murmure’ da parte di Marco Sutti

•25 novembre 2010 • Lascia un commento

Spesso le voci più sommesse sono quelle che hanno maggiormente da dire. Perché è così che nascono le poesie, in modo tacito e silenzioso. Al massimo, con il lieve mormorio della penna sulla carta, come il titolo del libro di A. J. Enlightened, “Murmure”, si propone di sottolineare (http://www.compraebook.it/italiano/ebook/224).  Attraverso le settanta e più pagine di poesia di questo libro si sviscera il filo rosso del discorso: le cose non dette, quelle cose inevitabilmente taciute che fanno male, che tormentano l’anima, che premono alla porta dell’inconscio, e trovano sfogo solo nella notte, nel silenzio, nella solitudine.

Pervaso da questo dramma interiore, il poeta trova la pace in tutto ciò che è oscuro, la luna, la notte, le ombre. Ed attraverso questo sottile e lento logorio si disvela la trama dell’affanno e del nervosismo giovanile, che scatenano l’ardore dell’ambizione e l’incorreggibile inettitudine.

Murmure è il dipinto dell’amara presa di coscienza dell’esistenza di un vuoto interiore che tuttavia brucia dentro, che non lascia alcuna via d’uscita se non quella di spaccare in due il proprio ego e poi ricomporlo non appena la luce del giorno smette di scagliare i suoi raggi.

Il conforto nella notte, la voglia di dormire trovano la loro collocazione nel desiderio della pace. Il poeta si accorge che nulla è più come un tempo, ed ogni passo lo avvicina alla fine. Il pensiero della morte è sempre lì che lo accompagna, è l’altra faccia di una stessa medaglia.

Regolarmente si percepisce la sensazione di affondare e di andare avanti per inerzia, tra il lasciarsi cullare e l’impoverimento interiore, dilaniato dall’incertezza e dalla disillusione. Affondare è una delle sensazioni più ricorrenti della depressione.

C’è qualcosa del passato che il poeta ha dimenticato (di proposito?), ma che ora torna a premere alle porte dell’inconscio. Quella che è solo un’impressione, ad un certo punto del libro viene esplicitata in certezza: il poeta ha dimenticato una parte del suo io. È il se stesso che ha soffocato, per forza di cose, a causa delle esperienze della vita, ma di cui, nel profondo, sente una impotente mancanza. È la parte che rendeva vivo ed emozionato l’uomo, ma che ora è morta (“sono il boia della mia testa”).

La personalità s’è frammentata; l’ego è precario, l’uomo va in pezzi e si scioglie. La sensazione di follia comincia quando l’anima è spaccata. È successo, si è spaccato in due, dialoga con se stesso, tra “voglia di esistere, / di non esistere”. E l’anima così dilacerata affonda in un ciclo di eterno annichilimento, finché giunge, a quanto pare in un momento di sanità, la stupefatta, flebile domanda: “Sono ancora vivo?”.

Anche il sangue è abbastanza ricorrente, perché il sangue è il fluido vivente, è la vita che pulsa sotto la pelle.

Ed attorno, ma esternamente, a tutto questo tormento interiore, ci sono gli altri, le altre persone. Ma non il loro conforto, bensì il volto statico ed immobile di chi non sa cogliere la rivelazione di dolore che si cela negli occhi di chi soffre. E così, l’incomprensione altrui lo condanna ad un isolamento indesiderato, ma inevitabile. Perché quando nessuno intorno a te ti conosce veramente, tutto diventa piatto, uniforme, squallidamente uguale.

Alla fine di tutto, è sempre la notte che giunge a placare gli spasimi, a donare il proprio conforto.

Guardare il cielo aiuta a dimenticare, o, perlomeno, a sopportare gli affanni della quotidianità. Malgrado tutto, ancora resiste la fiducia in un futuro migliore (“il grido luminoso del domani”). Sì, ogni tanto qualche spiraglio sembra proprio arrivare dal cielo, dal “fascio innocuo ma fulgente di stelle”.

Perché amare tanto la notte? Forse perché la notte, così come il chiudere gli occhi, nasconde le cose e permette di guardare meglio dentro se stessi offrendoci una nuova materia da plasmare. Solo allora possiamo di nuovo ascoltare noi stessi.

La notte non dà forma, ecco perché è rincuorante, accoglie tutti in modo equo, con le stesse sfumature. In questo senso si può dire che la notte è vera, e, come la verità, non ha bisogno di parole.

Ecco perché posso dire che “Murmure” di A. J. Enlightened è davvero il rumore delle cose non dette.

 

Marco Sutti

L’eterno ripetersi – Racconto breve

•4 novembre 2010 • Lascia un commento

Mi sono messo a leggere il tuo blog poco fa. Quello di splinder, linkato sul tuo profilo, ormai dal 2009 non più aggiornato. Ahimè, mi viene da dire.

E lo sto ancora leggendo, soffermato su un post intitolato ‘eri così bello..’.

In questo periodo mi sto innamorando del silenzio. Sempre di più.
Negli ultimi mesi mi sono accorto di volere troppo bene ad una persona che non riesco mai a vedere, che ha un carattere tutto suo, ma che è per questo eccezionale. E’ quel ragazzo ‘X’ che ti dissi che ha un volto per certi versi parecchio simile al tuo.
Accorgersene è stato come riavvolgere 8-9 anni e tornare al mio primo, forse unico, innamoramento per un ragazzo. E’ durato 5 anni e più. Ma solo dentro di me. Me ne innamorai a scuola, e prima d’allora avevo solo avuto ragazze, sessualmente e affettivamente. Allora ero molto vicino a quel che sono adesso. Molto solo e solitario, stronzo, duro, con me stesso e con gli altri.
Egli stravolse tutto. Mi amò. A suo modo, ma mi amò. Era bellissimo, era eterosessuale, ed io credevo di esserlo a mia volta, finchè non è arrivata la fine di Aprile, col suo ritiro da scuola: lui che mi salta in braccio, mi stringe, mi guarda diritto negli occhi e mi dice ‘fai il bravo. E non smettere mai di suonare. E fatti promuovere’.

Tralascio il trascorso di altri due mesi, coi suoi affanni, dolori, pianti e quant’altro, e arrivo alla fine di Gugno. Promosso. Due debiti formativi, e vabbè. Non potevo, non volevo mentirgli. Non più. Non ce la facevo più. Era come contenere un’esplosione nucleare. Ed io ero sempre più indebolito, più disciolto dalla dolcezza di quell’ammasso stellare di emozioni, quella nube gassosa di immagini, di cose realmente accadute. Era come non rispettarlo, come non rendergli nota la sua inaspettata, inevitabile specialità.
Alzai il cellulare, lo chiamai. Mi rispose una ragazza. La sua. Mi disse di richiamare l’indomani perchè si era allontanato lasciandole il cellulare, e così feci.
Mi rispose col consueto sorridere, col suo fare solare ed esuberante di sempre. Non era nella sua natura lamentarsi o dare a vedere una eventuale sofferenza, le viveva, presumo, solo dentro di sé.
Dopo le prime domande di circostanza arrivai al dunque, chiedendo di vederci. ‘Ti va bene Lunedì alle 16.30 fuori dalla scuola?’ disse – ‘Ok, perfetto, grazie stella.’, risposi.

Anche qui sorvolo. Gli dissi tutto, ma la cosa più incredibile che ricordo (anche se di fatto rammento ogni singolo spostamento d’aria quasi) è lo stato di pace e di calma che mi pervase quando pronunciai ‘Sei tu, quella persona.’.
Il peso era tolto. La forza esplosiva, annullata. Sfogata.
La sua reazione fu di sconvolgimento, inizialmente. Poi il tutto si ridusse a un ‘Lo sai che ti voglio bene un sacco. Se potessi ti farei felice, ma non posso, e so che lo sapevi già prima di dirmi tutto.’, detto piano, quasi sottovoce, quasi solo e soltanto per me.

Questi sentimenti incedettero nel tempo, come già detto, per ben 5 anni. Dopo quel giorno non lo rividi più, ed il suo numero diventò inattivo. Lo rividi più di un anno dopo, mentre ero sul bus per andare a lezione di pianoforte, un sabato pomeriggio. Lui era esattamente sotto di me, ma voltato.
Lo rividi pochi mesi dopo, ad un ingrosso. Io ne uscivo, lui entrava. Finsi una telefonata di mezzora e più per vederlo uscire, passarmi a pochi metri, e non accorgersi nemmeno che c’era qualcuno lì vicino. Quel qualcuno che ero io.
L’ultima volta durò mesi. E non nego che ricrollai dentro nel mio abisso di singulti in pieno. Lo avevo tanto cercato.. e dove stava? Ad un bar del centro, lavorando come cameriere.
Iniziai ad andarci. Mi riconobbe, mi tratto ancora con quell’affezione tutta sua, quell’apprensione morbida, quell’esuberanza vaporosa.
Organizzai una serata-drink proprio in quel bar un sabato, che cadeva esattamente nel giorno in cui, anni prima, gli dissi ogni cosa. Ma lui non c’era più. Aveva dato i giorni di anticipo e se ne era andato a lavorare col padre.

Sono passati ben 8 anni e mezzo.
No, non vivo più trascinandomi dietro queste cose. Ora le ricordo, me le porto dietro incise nella mia vita come le cose più importanti, più forti, più belle.
Negli ultimi 4 anni circa ho avuto 3 ‘relazioni’, conoscenze, amici trovati e persi, scopamici, frequentazioni vane, incontri che si sono rivelati speciali, e che tutt’oggi sono presenti più o meno spesso.
Ma questo tormento, in una versione forse meno ‘potente’, ma sulla stessa linea di condotta, è tornato a farsi sentire.
Perchè? Per chi?
Per la persona innominata a cui mi sono riferito inizialmente. Quella che ti somiglia di viso, quella che non riesco a vedere quasi mai, e spesso pure a sentire. Quella che, egualmente al ragazzo della scuola, mi ha sconvolto. Con la sua intermittenza, con le sue assenze, col suo carattere strano, forte, sincero. Con il suo non esternare il dolore  e farmi ridere quando i miei di dolori probabilmente, anzi, quasi certamente, sarebbero da meno, rispetto ai suoi.
Non ho spinto nulla, non ho forzato niente. Mi ci ritrovo involontariamente, trascinato, rapito, colmo di desiderio, di sapere di più, di stargli più accanto, se non addirittura a stretto contatto. Ci penso e ritocco intangibilmente le sue mani, la sua schiena, la sua testa rasata, la sua guancia barbuta. Piango, a volte. Mi arrabbio, anche. Mi sento spesso impotente di fronte a queste sue scelte improvvise di isolamento e riflessione. Ma ho fiducia, su questo non ho timore. Cosa che invece nelle mie ‘relazioni’ ho sempre avuto. E soprattutto: le relazione le ho volute, le ho cercate, costruite. Lui invece è un cratere che si erge da sé nella tranquillità cupa e silente del mio abisso, facendo tremare tutto. Il mio punto più basso è il mio cuore, e l’interiora del cratere è il suo. Legati da una distanza, da un’intesa. Dalla consapevolezza di esserci. Ed io che frequentemente mando messaggi, domande. Ed io che aspetto, con tutta la mia fatica e tutta la resistenza che posso. E sono ancora a quel punto, dove io divento cratere e lui abisso. Dove io voglio esplodere e dare in escandescenza ma non ho lo spazio per farlo e l’orecchio che lo ascolti, lo sguardo che porga attenzione. So che è facilmente imputabile tutto questo, il suo comportamento, il mio, ma se io in tutto questo mi sento ancora poco più che 16enne è forse anche ovvio che tutto ciò mi sovrasta, mi disarma, mi impone la voglia e il desiderio che non sia tale ad allora.

E’ come il chiudersi e riprendersi di un cerchio.
Eppure io mi auguro che il colore con cui sarà tracciato questa volta possa essere diverso. Eppure io mi auguro che tutto ciò che non ho considerato prima diventi ciò che mi accadrà.

Non so nemmeno perchè dico a te tutto questo. Di certo non t’importerà. Forse perchè ora che ormai non dico più nulla, e sono così ‘innamorato’ del silenzio, tu, che nella tua ‘ignoranza’ sei riuscito a farmi quanto meno scrivere ed ammettere sommariamente quello che mi succede, debba ricevere un mio stranissimo incomprensibile ‘grazie’.
Grazie, dunque, per stasera. Non ho compiuto nulla di ché, il tormento resta lì dov’è sempre, ma ho quanto meno tratto un respiro.

 

A. J. Enlightened